A sud del Sud

Gli esami di coscienza non finiscono mai

“Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi”

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Ieri sera al teatro Ambra Jovinelli di Roma Marco Travaglio, con Curzio Maltese, Gherardo Colombo e Michele Santoro, ha presentato il suo ultimo libro, “La scomparsa dei fatti“. Sala gremita e pubblico, vivaddio, giovane e informato.

Si è parlato dell’anomalia rappresentata dalla situazione dell’informazione italiana, e del perché siamo arrivati a questo punto. Cadute le diversità di appartenenza (“destra e sinistra”) o quelle professionali (“colti e analfabeti”) ecco l’unica vera discriminante: “schiene dritte e schiene curve, o quantomeno flessibili”.

Il “C’è chi nasconde i fatti perché…”, premessa del libro, è il ritratto freddo e impietoso dello stato dei media italiani.

Colombo giustamente fa notare come una corretta informazione, in un sistema “democratico” come il nostro, sia indispensabile per poter scegliere. «Spesso – dice sibillino con l’estremo garbo della borghesia milanese d’altri tempi – crediamo di scegliere, ma in realtà non lo facciamo». Sprona alla capacità critica, al rigetto della ricezione passiva delle notizie fornite dal circuito mainstream, al risveglio delle menti assopite, lobotomizzate. E usa Matrix, come similitudine.

Travaglio, ironico come sempre («Bruno Vespa è un grosso professionista, ma della professione più antica del mondo, forse»), espone chiaramente il funzionamento dell’informazione embedded: il modo migliore per cancellare i fatti, è quello di ignorarli. Così che tutto diventa relativo, tutto diventa opinione: «anche il tasso di disoccupazione: l’informazione di destra diffonde una cifra, quella di sinistra un’altra. Sembra che il cittadino debba scegliere quale tasso preferisca stando in questi due estremi».
Sul revisionismo in favore di Tangentopoli e della riabilitazione dei suoi protagonisti, per esempio Cesa, attuale segretario dell’UDC, che dopo un periodo di latitanza decide di costituirsi e inizia il suo verbale di deposizione con «ho deciso di svuotare il sacco»: «confessarono tutto, ma erano innocenti e ancora non lo sapevano». O di seguitissimi salotti politici in cui una “figlia d’arte”, riferendosi al padre latitante condannato a dieci anni, usa epiteti come “esule politico”.
«Che cosa sono i tangentisti processati e condannati, se non si tiene conto delle tangenti che intascavano? Le vittime di un gigantesco errore giudiziario, perseguitate per chissà quali finalità politiche da una magistratura golpista.» Pag. 79

E tutto questo ci sembra normale, ci siamo assuefatti, stanno riuscendo a convincerci che l’informazione si faccia in questo modo.
Per questo Travaglio si appella ai fruitori dell’informazione: «Aiutateci a fare il nostro mestiere».

Magistrale anche l’intervento di Santoro: serio, ammiccante, coraggioso, onesto, comiziante, fuoriclasse: «Se Berlusconi è Hitler, Lele Mora è il Goebbels della politica». Solo lui poteva inventarsela.


Written by A sud del Sud

27 Marzo 2007 a 10:07 pm

Pubblicato in Politica e Società

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