Compromessi storici 2.0
Assassino, buffone, guerrafondaio. La contestazione a Bertinotti avvenuta ieri l’altro sulle scale della Sapienza ha portato agli onori delle prime pagine dei giornali questi baldi ragazzotti, autodefinitisi “autonomi” (la nostalgia e lo scimmiottamento blasfemo non sono mai troppi), che ieri svolazzavano compiaciuti nell’atrio di Lettere e Filosofia. Davanti all’Aula 2 “okkupata”, sede dei Collettivi, tra le locandine delle varie serate “antagoniste” e annunci delle riunioni del collettivo “GLBTQ” (che c’entrano gli orientamenti sessuali con il diritto allo studio?), troneggiava il cartello: «Oggi rassegna stampa di tutti i giornali nazionali sulla contestazione – NO WAR!». Che emozione. Il diritto di ognuno a quindici minuti di celebrità di cui parlava Andy Warhol.
E’ evidente a tutti che le posizioni su cui oggi si attesta Rifondazione non coincidono affatto con quelle che esprimeva dai banchi dell’opposizione, e lo scontento tra i suoi elettori è chiaro, diffuso e tangibile.
Il PRC è stretto tra l’incudine del suo pezzo più radicale, pronto a far mancare la maggioranza al Governo sulle questioni senza se e senza ma, perché la coerenza verso se stessi e soprattutto verso il proprio elettorato non è discrezionale, e il martello di una nemesi che si attuerebbe nel momento in cui il partito scegliesse di uscire dal Governo e dalla maggioranza. Una scelta che diventerebbe una colpa storica imperdonabile, un marchio a fuoco di “folkorismo”, come Prodi apostrofò i partiti dell’ala radicale.
Rifondazione sta diventando adulta e, sebbene quegli sfigati a mio avviso non siano degni di nota (i capetti del movimento negli anni 2001/2002 oggi sono massimi dirigenti dei Giovani Comunisti), questo corto circuito segna la prima scottatura di questo giovane partito davanti alla vita politica. Quei ragazzi sono figli di quella Rifondazione che per anni ha fatto il filo ai movimenti (candidandone il leader) e la contestazione è colpa sua: il partito ha insegnato a contestare, ma mai a proporre alternative realizzabili.
Se dalla creazione di quella amorfa e orribile creatura che è il Partito Democratico nascerà, come si sente dire in giro, una nuova forza laica, progressista e socialista, una Sinistra vera, come in Italia non ce n’è da trent’anni (anche se… chi la fa: Mussi? mah…), avremo contribuito alla stabilizzazione del sistema dei partiti, quei gruppi di persone che dovrebbero agire negli interessi di altre persone. E, nel nostro caso, negli interessi dei lavoratori.
L’alternativa a questo è continuare a fare i fighi, chi dai banchi dell’opposizione, chi dai banchetti pompanti vetusti slogan rigurgitati in dancehall style sulle scale delle università, a pontificare su tutti e tutto.
Continuando ad essere sfruttati e vessati come neanche cent’anni fa, prima dell’inizio delle grandi ideologie umaniste e socialiste.
oooooh, diciamolo: sono degli sfigati (prima cosa!), fanatici ed esaltati! Nei giorni in cui ho frequentato l’aula “oKKupata” ho davvero visto e sentito di tutto!! L’unico discorso in cui tutti hanno partecipato attivamente è stato quello sulla festa: ca_zo, si sono organizzati benissimo!! Il punto più importante ed impegnativo era: “che musica mettiamo?”…la preoccupazione era quella di accontentare un pò tutti. Perciò optarono per il “divertentismo”…peccato che c’era poco da festeggiare: proprio in quei giorni passava la finanziaria, con tanto di tagli all’università!!..ma l’argomento sembrava non interessare a nessuno…
serena
29 Marzo 2007 alle 12:14 pm