Socialismo all’italiana
25 Aprile 2007
Neanche a Gavino Angius è piaciuta l’idea del Pd. Iscritto al Pci nel ‘70 come reazione alla strage di Piazza Fontana, alla svolta della Bolognina aveva deciso di restare nel Pds e poi nei Ds, diventandone anche il capogruppo al Senato durante il governo Berlusconi. Ma stavolta evidentemente, come Fabio Mussi, non se l’è sentita.
Resta da capire cosa succederà. Intanto, insieme al fedele Nigra e Cesare Salvi, Paolo Brutti, Giorgio Mele, Piero Di Siena, Massimo Villone, Nuccio Iovene, Guido Galardi, Giovanni Bellini, Silvana Pisa e Giovanni Battaglia, entrerà nel gruppo dei senatori esuli di prossima costituzione.
Mussi il 5 maggio lancia Sinistra democratica, e Angius si aggiunge al coro dei «si apre uno spazio per tutte le forze della sinistra, a condizione – già fa il prezioso – che sappiano rimettersi in discussione». A differenza di me, poi, non sente come una minaccia l’annuncio lanciato commossamente da Boselli: «In autunno rifaremo il Partito Socialista». Con Gianni De Michelis («mi sento tornato a casa»), Rino Formica e Bobo Craxi.
In Italia c’è voglia e bisogno di una grande forza socialista, come quelle già grandi e radicate nelle maggiori democrazie europee, quelle “compiute”. Ma diciamo che, dopo Nenni, non tutti i socialisti si sono comportati esattamente da persone perbene…
Il Partito Socialista Italiano, se non altro nella sua composizione (sulla qualità sorvoliamo), con loro sarebbe molto diverso da quello spagnolo, francese o tedesco.
In questo contesto, dopo dieci anni da fratelli-coltelli, Fausto Bertinotti venerdì sarà all’apertura del congresso dei Comunisti Italiani. E ha già detto: «Oggi alla sinistra alternativa è richiesto un salto di qualità».
Sono d’accordo, adesso il compagno presidente è cresciuto e ha messo la testa a posto. Non è più quello del «noi vogliamo diventare la più grande forza irresponsabile del Paese», come gli faceva dire Corrado Guzzanti.
Molte persone sarebbero felici di una ritrovata unità, e anch’io lo sarei.
Però vorrei una e una sola forza, attenta, laica e progressista, veramente socialista, aperta a tutti. Meno che ai ladri.
Servizi d’ordine
22 Aprile 2007
«Da tempo l’ufficio studi di un potente sindacato imprenditoriale, nella classificazione dell’ambiente criminale, utilizza le seguenti categorie:
- Ambiente Statico
- Ambiente Perturbato
- Ambiente Perturbato-Reattivo
- Ambiente Caotico
Il più adatto a grandi insediamenti industriali è il primo, ovvero un ambiente nel quale «i gruppi criminali, se esistono, sono consolidati e di lunga storia, ovvero capaci di impedire iniziative singole e disordinate, nonché di fungere da argine ad agitatori politici e sindacali».
Lo segnala Pino De Luca in un commento su asinistra.net
Il problema delle intercettazioni
17 Aprile 2007
E così, è passato. Il ddl architettato da Mastella, alla Camera, è stato votato all’unanimità.
Chiunque pubblichi, anche solo in parte, atti o documenti di un procedimento penale di cui sia vietata la pubblicazione, rischia l’arresto fino a 30 giorni e un’ammenda da 10mila a 100mila euro.
Il problema delle intercettazioni, come dice Travaglio, è che funzionano.
Ci lascia solo qualche pizzeria
17 Aprile 2007
«Guardi, sono esterrefatta. Il centrosinistra, già nel suo precedente mandato governativo, mancò di intervenire sul conflitto di interessi di Berlusconi, consentendo così di generare quella mostruosità che è poi stato un premier che non solo controllava le tre reti televisive nazionali, ma possedeva anche le altre tre…».
La voce, limpida e inconfondibile: «E ora? Ora dopo l’immane fatica di rivincere le elezioni, invece di accelerare la risoluzione del conflitto d’interessi, stiamo per assistere a una nuova escalation di Berlusconi… Sono proprio delusa, lo scriva. Avevo grandi speranze, in questo governo.»
Parole di Rosetta Loy, ma sono anche le nostre. E Sabina Guzzanti: «Ma sì, ma dai… a questo punto ci lascia solo qualche pizzeria, e poi s’è comprato tutto…»
Ho sempre più l’impressione che c’è più di qualcuno che ha la faccia come il culo.
Vendola e gli eroi buoni
14 Aprile 2007
«Per noi era troppo importante essere qui a reagire contro un’infamia, perchè accostare Emergency a qualunque attività che non sia di tipo umanitario è semplicemente un’infamia». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, parlando al telefonino con il presidente di Emergency, Teresa Sarti, mentre incontrava in piazza Umberto I una delegazione regionale dell’organizzazione di Gino Strada. Emergency ha tenuto a Bari un presidio per chiedere la liberazione immediata del suo collaboratore Rahmatullah Hanefi. Vendola ha incontrato la delegazione insieme col sindaco di Bari, Michele Emiliano.
«Siamo qui – ha aggiunto Vendola parlando con Sarti – anche per sentirci vicini ad un eroe buono, perchè si parla molto degli eroi cattivi che stanno dall’altra parte del mondo. Tutti conosciamo le gesta di Al Zarqawi o dei cattivi, e invece c’è Rahmatullah che è un eroe buono, del suo Paese e del nostro Paese. Credo che dovremmo sentirlo così e mobilitarci il più possibile, far sentire al governo e alle istituzioni il nostro fiato sul collo perchè altrimenti, se non ci si mobilita, diventa tutto falso, tutta ipocrisia».
La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Ogni tanto fa bene sentirsi rappresentati…