Le piogge scarseggiano, il livello delle dighe si dimezza, gli agricoltori hanno più difficoltà a coltivare la loro terra. Ed allora entra in campo una nuova tipologia di rapina: il furto dell’acqua. La scarsa disponibilità delle risorse idriche, infatti, sta diventando sempre di più un’emergenza nazionale e locale, tanto da spingere i criminali a mettere da parte i furti negli appartamenti o gli scippi per le strade per concentrarsi con più vigore verso la sottrazione proibita dell’acqua dei fiumi. E’ questo il dato più allarmante emerso, ieri mattina, in occasione dell’iniziativa “Fiumi Informa”, la manifestazione organizzata da Legambiente Puglia in collaborazione del Corpo Forestale dello Stato nello scenario del ponte Romano sul fiume Ofanto a Canosa di Puglia.

I “crimini fluviali” «I dati di quest’anno – dice Francesco Tarantini, presidente regionale di Legambiente – confermano la difficile situazione pugliese in cui gli ecosistemi fluviali in questa regione continuano a vivere. Le tante illegalità contribuiscono in modo determinante a rendere i fiumi sempre più fragili e secchi, ed è soprattutto il prelievo illegale d´acqua, reato gravissimo e sconsiderato, a portare danni enormi alle economie locali e agli ecosistemi, ed a mettere in serio pericolo questa risorsa sempre più preziosa». In pratica, nel dettagliato rapporto “Fiumi e Legalità” che fotografa i reati penali ed amministrativi perpetrati tra il 2003 ed il 2006 ai danni delle sponde d’acqua, si fanno spazio: sversamento di sostanze inquinanti, mancata depurazione, furto di ghiaia dagli alvei, pesca illegale e abusivismo edilizio. Ed il furto d´acqua, quindi, si inserisce come la vera piaga dei fiumi che, insieme alle scarse precipitazioni, contribuisce in modo determinante ai lunghi periodi di secca.

Le province illegali La Puglia, dunque, con 386 “crimini fluviali” commessi a cavallo degli ultimi tre anni presi in esame, di cui 259 illeciti amministrativi e 127 penali, si riconferma la sesta regione in Italia per numero di reati penali e amministrativi che attestano lo scarso grado di ambientale nei confronti dei fiumi. E Foggia si piazza prima nella speciale classifica pugliese delle province più illegali, mentre Brindisi si dimostra la più benevola nei confronti dei corsi d’acqua e delle risorse idriche. Nel dettaglio, gli illeciti di polizia fluviale (143 tra amministrativi e penali) compaiono al primo posto nella classifica dei principali reati commessi in Puglia; al secondo posto la pesca illegale (118), seguita dalle captazioni (90). Chiude la classifica dei reati l´inquinamento delle acque con 35 illeciti accertati nel quadriennio 2003-2006. Inoltre, Legambiente puntualizza che nel periodo monitorato sono stati effettuati in Puglia dalla Forestale oltre 11.808 controlli sul territorio, più di 7 al giorno, e 3.683 su persone, più di 76 al mese. Di conseguenza, sono stati effettuati dal Corpo Forestale 55 sequestri amministrativi e penali, sono stati identificati e denunciati 92 “criminali fluviali” e più di 216mila euro euro sono stati notificati per illeciti amministrativi lungo i fiumi, con 259 multe effettuate dal Corpo Forestale dello Stato dal 2003 al 2005. Per questo, Tarantini non ha dubbi nel lodare «ancora una volta il contributo della Forestale», che «si sta rivelando fondamentale per l’attività di controllo del territorio e di repressione del reati». Ma si può fare di più. E questo, «a partire dagli enti locali». Non a caso, Legambiente spinge per concretizzare un suo sogno: «Chiediamo all’assessore regionale all’Ecologia di accelerare l’iter di istituzione del parco regionale fluviale dell’Ofanto».

Da Foggia a Brindisi I dati provinciali evidenziano che è Foggia la provincia in cui si registra il maggior numero di illeciti (37), di cui 21 amministrativi e 16 penali. Al secondo posto si piazza Bari con (13) distribuite in 9 amministrative e 4 penali. Più amanti della natura e dei fiumi si sono dimostrate le province di Taranto (8), Lecce (5) e Brindisi (4). Infine, dei 2.657 controlli effettuati su tutto il territorio pugliese dal Corpo forestale dello Stato, è ancora Foggia che primeggia fra tutte le altre province, con 2.099 controlli sul territorio e 401 controlli a persone.

Emiliano Moccia su Il Meridiano

La notizia buona

14 Maggio 2007

Bari – Si terrà nella sede del Gruppo PRC alla Regione Puglia il 16 maggio alle 11 la conferenza stampa di presentazione del “Disegno di Legge Regionale recante norme in materia di trasformazione ed adeguamento tecnologico della Pubblica Amministrazione Regionale secondo criteri di difesa della libertà, della democrazia e della sicurezza informatica nell’era della comunicazione digitale”.

“Per la prima volta in Italia – si legge in una nota diffusa dal PRC – viene proposto un disegno di legge regionale che si propone di regolamentare e trasformare la Pubblica Amministrazione attraverso l’adozione di un altro modello di impiego e di realizzazione del software utilizzato nella Pubblica Amministrazione passando da quello proprietario, costosissimo, a codice chiuso, immodificabile e con licenza d’uso a pagamento, a quello Open Source, modificabile e quasi sempre gratuito ed adattabile ad ogni esigenza dell’utilizzatore”.

Secondo i promotori, “le ricadute positive che deriverebbero dall’approvazione di questo DDL in termini di contenimento dei costi a bilancio, di sviluppo e crescita dell’economia e dell’occupazione sono già evidenti in numerose esperienze già realizzatesi altrove nel mondo, in Italia ed in Europa. Lo stesso DDL affronta, per la prima volta attraverso un atto legislativo, anche il grave problema dell’Hardware condizionato all’uso di software ad alto costo economico e sociale”.

Alla conferenza stampa interverranno il Segretario regionale PRC Puglia Nicola Fratoianni, il Capogruppo PRC alla Regione Puglia Arcangelo Sannicandro, il presidente di Tecnopolis Guido Pasquariello, il responsabile del Dipartimento Comunicazione ed Innovazione tecnologica del PRC Puglia.

Da Punto Informatico

Compagni che sbagliano

1 Maggio 2007

Compagni che sbagliano l’avevo comprato perché nella quarta di copertina c’è scritto: «Il centrosinistra ha perso dieci punti di consenso in dieci mesi. Ecco come». Mi aspettavo quindi una di quelle filippiche verso un governo amico, portata avanti con sguardo bonario e con l’ombra sottile del «ci avete deluso, ma siete ancora in tempo per recuperare», che ti fa incazzare ancora di più ma quantomeno ti consola e ti fa sentire meno solo.

Invece è una semplice rassegna di fatti. Soprattutto, è una ricostruzione attenta, con l’occhio impietoso del cronista che fa il suo mestiere, delle vicende (giudiziarie e non solo) che hanno visto e vedono coinvolto anche chi, sfruttando con spregiudicatezza l’aura di verginità morale che gli deriva da una nobile provenienza, riesce ancora a farsi votare da circa il 20 per cento degli italiani.

Oltre a ricordare l’infelice inizio di legislatura (franceschi tiratori, Fassino che dà rassicurazioni sul comportamento del futuro Capo dello Stato, la formazione di un governo con il più alto numero di poltrone della storia repubblicana), il libro cerca di fare chiarezza ricollegando tanti episodi, piccoli e grandi, che vedono protagonisti da Pollari a Ricucci, da Chicco Gnutti a Nicola Latorre, dalla Fininvest alle Cooperative Rosse, da Gianni Consorte a Clemente Mastella, da Salvatore Ligresti a Vladimiro Crisafulli, dirigente della Quercia siciliana che Emanule Macaluso celebra con un «Viene da una zona il cui il partito esiste solo in quanto esiste una persona».

E poi ancora il re delle cliniche romane Giampaolo Angelucci, figlio di Antonio, ex portantino dell’ospedale San Camillo, in ottimi rapporti con An ma anche con i Ds, che contribuisce alla campagna elettorale di Raffaele Fitto con un versamento di 500mila euro, 200mila dei quali passati per un conto dell’Udc calabrese.
Per questo episodio, i giudici di Bari dispongono gli arresti domiciliari per l’imprenditore romano. Li chiedono anche per Fitto, che però nel frattempo è diventato deputato. La Camera respinge la richiesta con 457 voti a favore, quattro astenuti e un solo contrario: «Alla fine della votazione, Sergio Mattarella, Margherita, va a stringere la mano a Fitto e Salvatore Tomaselli, deputato brindisino dell’Ulivo, lo abbraccia con calore».

Veramente interessante.