Brindisi al veleno
23 Luglio 2007

“I dati a Brindisi ci sono: le caratterizzazioni mostrano livelli elevati di Benzene, Clorulo di vinile e Arsenico, conseguenza di una passato fatto di leggi fantasma e di controlli praticamente inesistenti.” Così dice Angelo Semerano, un giovane ingegnere ambientale autore di una tesi sulle analisi di rischio e le correlazioni con i dati epidemiologici nel polo industriale di Brindisi.
“In particolare il Clorulo di vinile, ritenuto cancerogeno certo per l’uomo (Classe 1 IARC), risulta aver superato di ben 72 punti la CLA e molte zone del Petrolchimico risultano essere contaminate, frequentemente ad una profondità di 16-17 metri”. Questo è quello che si legge nel dossier presentato Medicina Democratica il 18 luglio scorso.
“Per il Benzene e l’Arsenico” – continua il dossier – “anch’essi cancerogeni certi per l’uomo (classe 1 IARC), la situazione risulta simile: molte zone contaminate e un numero di superamenti più alto rispetto alla CLA. Precisamente risulta aver sfondato 228 volte il Benzene e 42 l’Arsenico.
Una delle fonti antropiche di questi due inquinanti è la combustione di combustibili fossili come petrolio, carbone e olio combustibile. A Brindisi ci sono tre centrali: una all’interno del Petrolchimico e due alimentate a carbone.
Quanto al mercurio, composto tossico i cui effetti si ripercuotono sul sistema nervoso centrale, la maggior parte dei campioni che superano la CLA sono stati trovati nello strato di terreno superficiale (profondità 0-1 m).
I dati del registro INES sembrano confermare la tesi dell’inquinamento antropico dovuto principalmente alla presenza di centrali termoelettriche alimentate a carbone: guardando soprattutto i dati riferiti alla centrale di Cerano, notiamo che le emissioni totali (acqua e aria) di Mercurio e Arsenico superano i valori soglia fissati dalla Commissione Europea.
Più informazioni e documentazione su SalutePubblica.org
Tradizioni salentino-pakistane
11 Luglio 2007

Dando per scontato, anche se è sempre bene non farlo, che ci sarebbe altro di più importante a cui pensare, Stefania Prestigiacomo minaccia di querelare Giuliano Amato che, per ricordare quanto fino agli anni ‘70 i costumi e le tradizioni siciliani fossero molto simili a quelle oggi importate e praticate da qualche gruppo musulmano, ha detto: «Nessun Dio autorizza un uomo a picchiare la donna. È una tradizione siculo-pakistana che vuole far credere il contrario».
Nella terra in cui vivo è tradizione soprattutto femminile la sera, dopo cena, portarsi fuori la sedia e sedersi sul ciglio della strada, a chiaccherare e tirar tardi tra corpulente vicine di casa.
L’altro giorno ho scambiato due parole con una signora abbastanza avanti negli anni, seduta sotto casa mia. Mi ha raccontato che, da giovane, ogni tanto qualcuno l’avvertiva di aver visto suo marito andare a portare il pesce “a casa di quella”: i riguardi riservati all’amante o alla mantenuta erano questi, a quei tempi.
Il marito tornava a casa, e lei gli chiedeva: «È tutto qui il pesce che hai comprato? A chi hai dato l’altro?». Ricevendo in risposta poche parole, ma molte mazzate. Perché aveva osato ribellarsi. Anzi no, solo insinuare.
Non credo che sia l’unico caso in tutto il Sud Italia. Io stesso ne ho ascoltati almeno altri cinque. E ancora oggi, dico oggi, tra quel sottoproletariato edile assiduo consumatore di polverina magica, c’è chi mi suggerisce di dispensare alle donne un trattamento a base di “pizza e mazzate, mazzate e pizza” (pizza sarebbe l’organo riproduttore, diciamo).
L’onorevole Prestigiacomo, è vero, è cresciuta in una buona famiglia, in quelle case in cui quando queste donne entravano dovevano portare rispetto e riverenza. E soldi, o raccolto, o lavoro pagato malissimo. Ma è pur sempre una siciliana (anche splendida, per la verità).
2+2 ?
11 Luglio 2007

Posto una mail che mi ha inviato un amico. È lunga, lo so, ma ne vale la pena.
Io vi mando due piccoli documenti da studiare per ragionare seriamente di acqua e di diritti. Altro che i misteri di Pollari e le stronzate di tanti che pensano di avere l’idea giusta e innovativa, più nuova di tutti e migliore degli altri. Ci spieghi qualcuno che fine hanno fatto le migliaia di miliardi spese per rifare l’acquedotto pugliese, come mai le guarnizioni delle condotte devo essere fatte con i miliardi invece che di gomma o di canapa come una volta ….
Dalla Relazione del Presidente Raffaele FITTO in qualità di Commissario per l’emergenza ambientale in Puglia, alla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati il 18 ottobre 2001 (dal resoconto stenografico)
…. Omissis ….
«Esistono tre questioni di carattere generale che ritengo debbano essere utilizzate come premessa. La prima è quella delle grandi reti di approvvigionamento idrico, che costituiscono un problema di carattere generale regolato in base all’attuazione degli accordi di programma. Per quanto ci riguarda, esiste un solo accordo di programma sottoscritto con la regione Basilicata; aggiungo che, proprio in merito a tale accordo ed al fine di verificarne l’attuazione, questo pomeriggio si terrà un incontro tra i rappresentanti delle due regioni presso il Ministero delle infrastrutture. Fra gli altri aspetti da evidenziare vi è un tavolo per la definizione di un accordo di programma con la regione Molise, strettamente collegato con le urgenti questioni di approvvigionamento idrico che riguardano in modo specifico la Capitanata, cioè la provincia di Foggia, la parte che, in questo momento, è più interessata dalla carenza idrica. Su mia iniziativa sono stati attivati altri due tavoli – anche alla luce delle difficoltà di quello citato – in accordo con i presidenti delle regioni Campania e Abruzzo, per cercare di giungere alla definizione di un accordo quadro in base a quanto previsto dalla cosiddetta legge Galli. In termini generali questo è il quadro generale dei problemi legati all’approvvigionamento idrico.
Un secondo aspetto decisivo ed importante è rappresentato dalla condizione delle condotte esistenti e dalla perdita di acqua da esse trasportata. È una delle principali difficoltà a cui ci troviamo di fronte: basti pensare che oltre il 40 per cento dell’acqua che attraversa queste condotte – ormai vecchie – viene dispersa per la mancanza di tenuta. L’aspetto più direttamente collegato è quello del riutilizzo delle acque reflue ai fini irrigui, che si ricollega in modo diretto alla specificità di un territorio rispetto ad un altro. È evidente che operiamo in un contesto nel quale il rischio che abbiamo di fronte, come ricordato poc’anzi dal presidente, sta per diventare quasi una certezza. È necessario prestare la massima attenzione al problema se è vero, come è vero, che l’approvvigionamento a fini irrigui nella nostra regione avviene mediante l’utilizzo dei pozzi. In conseguenza di questa situazione, a lungo andare si arriverà sicuramente alla salinizzazione della stessa falda e quindi ad un processo di desertificazione, che rappresenta il vero problema al quale occorre guardare in prospettiva.
In questo contesto abbiamo cercato di mettere insieme i vari aspetti e proprio nei giorni scorsi, dopo una verifica, abbiamo attivato una serie di interventi concreti. Nella nostra regione, infatti, gli impianti di depurazione programmati negli anni scorsi, alcuni nel periodo 1989-1990 e non ancora entrati in funzione, sono stati inseriti in una programmazione rispetto alla quale si è avuta, nel frattempo, la realizzazione di impianti di affinamento delle condotte per l’approvvigionamento idrico da utilizzare a fini irrigui in posizione differente dall’impianto di depurazione stesso. Questo elemento, inserito in un contesto di carenza generale di acqua, ha portato ad una difficoltà oggettiva. Tuttavia, nei giorni scorsi abbiamo attivato un finanziamento per complessivi 510 miliardi, resosi possibile proprio perché il ruolo di commissario per l’emergenza ambientale è coinciso con quello di presidente della regione; per questa ragione è stato possibile indirizzare tali risorse, che nel dettaglio corrispondono a circa 190 miliardi a valere sui fondi del commissario delegato e la restante parte, circa 310 miliardi, sulle risorse del programma operativo regionale, finalizzati agli interventi di adeguamento o costruzione di nuovi impianti di depurazione. In questo contesto sono partiti sia interventi (per oltre 40 miliardi) per l’adeguamento di tutti gli impianti di depurazione inattivi da oltre un decennio, sia 79 interventi per reti fognanti nuove o di risanamento di quelle esistenti. Un’altra misura del programma operativo regionale, collegata all’utilizzo delle risorse FEOGA (relativamente quindi al contesto agricolo), è stata programmata collegandola all’utilizzo delle acque reflue ai fini irrigui e soprattutto alla messa a norma dei vecchi impianti di depurazione per cercare di utilizzare in modo adeguato questo tipo di interventi.»
…. Omissis …
Dalla Relazione Direzione Investigativa Antimafia al Parlamento, 1° Semestre 2002, pagina 58.
… Omissis …
«In tal senso, anche al fine di limitare, nel territorio pugliese, infiltrazioni nell’economia lecita e nel settore degli appalti pubblici, si dimostra di estrema importanza la qualità dell’intervento dello Stato nell’analisi e nel contrasto preventivo delle diversificate forme di riciclaggio e dei pericoli derivanti dalle presenze di propaggini criminali nel tessuto socioeconomico ed imprenditoriale.
In proposito si sottolinea che la Puglia è interessata da una serie di grandi appalti pubblici, finanziati anche mediante fondi europei, tra i quali, sia per la pregnante valenza sociale che per la consistenza economica degli importi, debbono essere evidenziati quelli connessi con la realizzazione di un sistema idrico complesso, finalizzato, mediante l’interconnessione agli acquedotti delle regioni Basilicata, Molise, Abruzzo e Campania, a risolvere le annose problematiche di approvvigionamento di acqua in Puglia.
Schematizzando le grandi opere idriche per zone d’intervento, si deve considerare che nell’area meridionale della Puglia i costi presumibili delle opere, in totale, si aggireranno sui 475,139 milioni di Euro (circa 920 miliardi di vecchie lire), nell’area centrale l’importo dei lavori sarà di circa 149,760 milioni di Euro (circa 290 miliardi di vecchie lire), in quella settentrionale i lavori saranno per importi pari a 1281,142 milioni di Euro (pari a circa 2500 miliardi di vecchie lire). (un totale di poco meno di 2 miliardi di Euro, ovvero circa 3700 miliardi delle vecchie lire)».
Cazzate a Volontè
7 Luglio 2007

«In data 25 giugno 2007 è stato rinvenuto un gioco flash, che può essere scaricato da chiunque in file “zip” dal portale www.molleindustria.it realizzato con lo scopo di attaccare la Chiesa in generale e Papa Benedetto XVI (inserendo nella prima pagina una falsa lettera autografa – Magnum Secretum).
Il gioco riproduce simulazioni di stupri su bambini, e benché virtuali, alla luce della nuova normativa 38 del 2006, essi non possono essere riprodotti e divulgati;»
Così recita l’interpellanza urgente firmata da Luca Volonté, capogruppo alla Camera dell’Udc, per chiedere al governo di rendere inaccessibile agli utenti il sito del gioco “Operazione Pretofilia”, sviluppato da Molleindustria.
«E’ risaputo che i cristiani siano in generale molto predisposti alla sospensione dell’incredulità – scrivono nel loro blog i creatori del gioco – ma mai avremmo pensato che dei minuscoli personaggi stilizzati potessero essere scambiati per reali. Ma se quei bambini virtuali, alti appena una manciata di pixel, fossero stati seviziati e divorati da perfidi alieni, l’onorevole Volontè si sarebbe scomodato in loro difesa? Non sarà forse il riferimento tragicamente reale, più che la qualità della rappresentazione, a dar tanto fastidio ai cattolici?».
L’aria buona del Salento
6 Luglio 2007