Tanto l’Ilva è in regola

18 Settembre 2007

I risultati dei rilievi effettuati dall’Arpa, che a giugno era salita sul camino dell’Ilva di Taranto, finalmente sono noti. Io non voglio dire niente. Ché già c’ho i cazzi miei, e nella mia stanza è tornato a fare un caldo infernale. Riporto pari pari l’attacco del pezzo di Giuliano Foschini (che dio lo benedica) su Repubblica di oggi:

In un altro Paese europeo, così come in Friuli Venezia Giulia, l’Ilva avrebbe dovuto chiudere. Oggi. I valori delle diossine tossiche nell’aria attorno allo stabilimento siderurgico (rilevate a giugno dall’Arpa e rese note dopo mesi di studio) sono, in media, quattro volte superiori a quelli tollerati in Europa. Dieci rispetto a quelli indicati a Trieste. L’Ilva invece si trova in Puglia e così l’unica cosa che può accadere è una raccomandazione di Giorgio Assennato, il direttore regionale dell’Agenzia per l’ambiente:«È necessario fissare un nuovo valore limite».
Dov’è l’intoppo? «La legge italiana quando parla di diossine si riferisce in generale a un ventaglio di circa 200 sostanze – spiega Assennato – di cui si analizza la concentrazione, si fa una media e si stabilisce un parametro da rispettare. L’Ilva è dentro il parametro. Questo criterio è utilizzato però soltanto in Italia. In tutto il resto d’Europa e in Friuli Venezia Giulia dove è stata fatta una legge regionale ad hoc, si misura la media delle sole diossine tossiche, che sono 17. A Taranto, sulla base di questo principio, il valore medio nei sei giorni di rilevazione è quattro volte superiore al limite europeo. Dieci volte maggiore a quello stabilito in Friuli.
L’aria insomma è avvelenata. Ma lo stato non può intervenire. « Per noi l’Ilva è in regola» dice infatti l’assessore regionale all’Ambiente, Michele Losappio.

Dal sito dell’Arpa si può scaricare la relazione tecnica.