Chi mi credo di essere
16 Novembre 2007

Mettiamo subito in chiaro le cose: sto diventando pazzo, ma ancora non così tanto da pensare che il mio cervello di moderno scribacchino pseudointellettualoide di provincia (meridionale) possa somigliare a quello di Schopenhauer.
Tuttavia, leggendo il ritratto che la madre Johanna abbozza del figlio Arthur quando viene a sapere che vuole andarsene da Gotha per trasferirsi da lei a Weimar, in più punti mi è sembrato di specchiarmici:
«Non sei cattivo, non sei privo di spirito e di cultura, hai tutto ciò che potrebbe fare di te un ornamento della società; conosco la tua anima e so che pochi sono migliori di te, tuttavia sei insopportabile e impossibile, considero sommamente difficile vivere con te, tutte le tue buone qualità vengono oscurate e rese inservibili per il mondo della tua superintelligenza (ecco, in questo per esempio non mi ci sono specchiato, ndr), solo perché non sai dominare l’ansia di sapere tutto meglio degli altri, di trovare errori dappertutto tranne che in te stesso e di voler insegnare e ammaestrare tutto e tutti. In questo modo esasperi le persone che ti stanno intorno, nessuno vuole lasciarsi dare lezioni e spiegazioni in modo così autoritario, men che meno da un individuo insignificante quale sei tu ancora; nessuno può sopportare di sentirsi biasimare da te che hai ancora tanti punti deboli, e certamente non sopporta il tuo modo di sentenziare in tono oracolare: le cose stanno così e così, senza neppure concepire la possibilità di un’obiezione. Se tu fossi una persona da meno di quel che sei, saresti semplicemente ridicolo; in questo modo invece sei sommamente irritante. Gli uomini, nel loro complesso, non sono cattivi se non li si provoca. Tu avresti potuto vivere e studiare tranquillamente a Gotha come mille altre persone e godere di tutta la libertà personale consentita dalle norme comuni se solo avessi fatto tranquillamente la tua strada e avessi lasciato percorrere agli altri la loro; ma questo tu non l’hai voluto e così ora vieni espulso [...]. Una gazzetta letteraria ambulante come vorresti essere tu è un qualcosa di noioso e di odioso, perché la gente non può saltarne le pagine o buttarla via come ciarpame nel camino così come farebbe con una gazzetta stampata».
Il problema è che queste cose gli venivano dette quando aveva meno di vent’anni.
Lui poi sarebbe diventato Schopenhauer.
tante sono le critiche che vengono mosse ad una persona quante le attitudini in cui si trasformano.. quindi se su di te c’è tanto da sparlare puoi solo esserne fiero..
Ciao Alfred…
sono rimasta sbalordita dal fatto che tu sia riuscito a trovare una descrizione così calzante del tuo carattere. Nonostante questo scritto sia pregno di autocritica penso che in fondo tu sia profondamente orgoglioso del tuo modo di fare e di essere (anche se a volte cerchi di velarlo).
Questo ti fa comunque onore poichè sono dell’idea che da un fondo di autocritica possano nascere i caratteri migliori (anche perchè senza autocritica di sè prenderebbe il sopravvento il narcisismo).
A presto
Silvia