E’ caduto il Governo

28 Gennaio 2008

E la cosa peggiore è che Mastella ha sputtanato “Lentamente muore” (che è bella, ma per fortuna non l’ha scritta Neruda).

Parole sante

21 Gennaio 2008

«Dopo la decisione dell’Udeur si apre un passaggio difficilissimo. La priorità assoluta in questo momento è che le forze che hanno deciso di dare vita alla Sinistra l’Arcobaleno affrontino in modo assolutamente unitario i prossimi passaggi, superando ogni divergenza. C’è il rischio, altrimenti, che abbiano successo tutti coloro che stanno cercando di affossare l’esistenza stessa in Italia di una sinistra forte, autorevole e credibile».

Cesare Salvi

E comunque sono molto, molto preoccupato.

Di chi sei figlio

18 Gennaio 2008

“Ca veramente!”

9 Gennaio 2008

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Ci ha preso in pieno Sandro Curzi, raccontando quello che aveva visto cinquant’anni fa a San Donaci, qualche giorno fa su l’Unità. Il piombo, e l’indifferenza. “Ca veramente!”, ha detto d’istinto Elvira, l’edicolante, quando ha visto il titolo.

Mentre in questa beata e sbattuta lingua di terra, questo territorio depresso che somiglia più all’Albania che all’Italia (il che non è che mi dispiaccia del tutto), uno sbandato sulla via del fallimento personale, insieme ad un comunista gramsciano sulla via della realizzazione che gli dà retta non si sa perché, si sbatte per un mese e mezzo andando in giro per coinvolgere istituzioni, associazioni, sindacati, istituti di cultura, giornalisti, registi, presidenti di cooperative vitivinicole per fare in modo che tre poveri cristi morti ammazzati cinquant’anni fa da un ministro che non accettava la Costituzione non vengano dimenticati anche se non servono a nessuno, nemmeno ai parenti, tutti, nella migliore delle ipotesi, si preoccupano di quanto debba venir grande il loro logo sul manifesto, o con chi debbano spartirsi il palcoscenico, o se gli tocca una cosa di soldi.

I paesani e le associazioni di paesani si sperticano a commemorare un soldatino che ha fatto la resistenza militare ed è morto ammazzato dai tedeschi e c’ha figli e nipoti fascistissimi. Oppure un prete meridionale che negli anni cinquanta, mentre i contadini intorno a lui si puzzavano di fame, doveva necessariamente far scannare un agnello e farselo portare a casa. Ogni domenica. Che per far carriera nella curia aveva mandato le squadraccie fasciste dall’altro prete del paese che gli chiedeva di metter senno. Don Carmelo Briganti, inseguito dai fascisti, si nascose nella bocca di un forno. Il fornaio ci mise delle fascine davanti e disse alle camicie nere che no, lui non aveva visto nessuno. Poi il prete fu costretto a sparire. Mentre l’altro, ah! fosse per i paesani, lo farebbero santo.

Invece di tre contadini fucilati perchè trovatisi nel bel mezzo di una protesta sacrosanta (“ribellarsi è giusto”, diceva Mao, e non me ne vogliate se lo cito), i cui discendenti oggi vivono in una specie di Zen, o di Secondigliano, o anche di Vele o di Paradiso in salsa paesana, non gliene frega un cazzo a nessuno.
Anzi no, proprio a nessuno no. Ho trovato qualcuno che, in solitudine, sa tutto e non ha nessuna intenzione di dimenticarsene, né di considerarlo solo un pezzo di storia locale, di folklore.

Forse sembriamo una terra senza speranza, ma non sono più tanto convinto che sia davvero così.

La lettera che Curzi ci inviò per scusarsi di non poter essere lì con noi finisce così:

«So di rivolgermi ad amici che, al contrario, hanno conservato la memoria e la gratitudine per tanti italiani – non importa con quale tessera o anche senza tessera – che hanno consentito all’Italia di passare dal medioevo alla modernità, dall’assenza dei diritti all’esercizio collettivo e individuale di diritti inviolabili. Un cammino difficile, pieno di difficoltà, che in molti hanno tentato e tentano di contrastare.
So che non riusciranno a rubare l’anima a questo Paese. Sarà perché non riusciranno a farci dimenticare da dove veniamo e, in definitiva, chi siamo».