Si è vero. Invece di occuparmi dei candidati e del programma (?) del Pd potrei pensare ai fatti miei. Ma siccome dovremo baciare a terra se la Sinistra l’Arcobaleno arriverà all’otto per cento, è inutile che mi spenda nel produrre post utili poco quanto niente. Siamo stati scaricati. Sedotti dalle poltrone, e abbandonati dal partner più forte, che poi di solito è quello meno innamorato. Ne parliamo male, ma non aspettiamo altro che ritorni da noi. Ma non tornerà, e quindi facciamo come la volpe con l’uva. Se a dirmi che sbaglio è uno della “base” ci posso anche credere. Se me lo dice uno di quelli che hanno fatto le liste meno. Comunque, non generalizzo.

Non lo so se esistono, ma vorrei che la Sinistra avesse dei dirigenti in grado di ricostruire una forza vera, di popolo. Non di plastica o di carta, anche se con i colori dell’iride. Che poi a me il logo de l’Arcobaleno manco mi piace. Lo volevo tutto rosso. E magari pure con la falce e il martello, che io non me ne vergogno, anzi.

Comunque qualcuno in questi due anni ha lavorato bene: Francesco Forgione (non Padre Pio, l’altro), Paolo Ferrero, l’operaio mai divenuto ministro del Lavoro perché Confindustria non l’ha voluto e i moderati non sia mai che le si mettono contro (anzi, era una scusa perfetta), Vladimir Luxuria, che sinceramente avevo sottovalutato. Donatella Duranti, che da lavoratrice vera si è messa a disposizione del suo territorio (infatti non è stata ricandidata). E qualcun altro (non molti) che sto dimenticando. Caruso era meglio se restava a fare i cortei, tanto solo cazzate ha fatto.

01.jpgMi sono dilungato, ma l’intento originario di questo post era quello di tessere le lodi della «pargoletta bella e nova», per dirla con Dante.
Daniela, figlia del democristiano manniniano Salvatore Cardinale a cui, giunto a quota cinque legislature, è stato fatto capire che non era il caso di ricandidarsi. E lui, pacatamente e serenamente, si è trovato d’accordo: la casella numero 6 va a «Cardinale donna».

Scrive Marco Travaglio dipingendo su l’Espresso il ritratto della giovinetta: «Non ricorda di aver letto libri di recente, “perché studio”. Non legge: studia. [...] Tutto in famiglia: dal seggio maggioritario al seggio ereditario. Intanto non s’è trovato un posto per Nando Dalla Chiesa. Anche lui è un figlio di. Ma ha troppi handicap. Di libri ne legge molti, e ne scrive anche parecchi. Ha una grande passione politica, dalla parte della legalità. Non fa pic-nic con Marini. E quel che è peggio, ha sbagliato padre».

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