Omaggio ad un capopopolo
10 Dicembre 2008
Questo è il titolo scelto per il libro che Antonio Calcagni ha scritto e dedicato al guagnanese Cosimo Ingrosso, conosciuto da tutti come “lu Cosiminu Cumpagnu” per la sua lunga militanza politica all’interno del Partito Comunista Italiano. L’opera sarà presentata presso i locali della Scuola Media “A. Schweitzer” di Guagnano (Le) sabato 13 dicembre prossimo alle ore 17.30, in occasione dell’ottantaduesimo genetliaco di questo “capopopolo” che l’autore definisce ardente guida politico-sindacale e maestro di vita.
All’evento, patrocinato dalla Regione Puglia, dalla provincia di Lecce e dalla Confederazione Italiana Agricoltori, prenderanno parte diverse autorità e rappresentanti politici.
Oltre all’autore del libro e al Sindaco di Guagnano, al quale spetterà fare gli onori di casa agli ospiti, interverranno il Prof. Antonio Scandone, il Preside dell’Istituto Comprensivo di Guagnano Dott.ssa Antonietta Rucco, il Vice Presidente del Consiglio della Regione Puglia Dott. Sandro Frisullo, il Presidente della Provincia di Lecce Avv. Giovanni Pellegrino, il Presidente Regionale Pensionati CIA di Bari Dott. Mauro Zacheo, il Presidente Regionale CIA Dott. Antonio Barile, il Presidente Provinciale CIA di Lecce Dott. Vito Murrone, il Presidente Azienda Speciale C.d.C. Lecce Dott. Luigi Sansò. Toccherà al Presidente Nazionale CIA Dott. Giuseppe Politi concludere la serie di interventi che ripercorreranno le vicende storiche politiche e personali di questo personaggio.
Durante la serata, coordinata dalla Dott.ssa Elena Perrone, saranno declamati alcuni “Canti” presenti all’interno del libro.
Diverse le personalità, le associazioni ed i sindacati che hanno aderito all’iniziativa. Inoltre parteciperanno anche il regista del documentario Arneide, Dott. Luigi Del Prete e il regista del film Italian Sud Est, Dott. Davide Barletti.
Coce, tene la fevre
7 Dicembre 2008
“Io non sono un artista, so’ nu poveru crist. Non sono né un poeta, né un cantante. Sono solo un tramite. Nessuno nella storia del mondo ha mai scoperto niente, ha solo svelato. E in un mondo migliore, in una società più giusta, io ci credo, ci credo perché esiste, ha solo bisogno di essere svelata”.
Tonino Zurlo. L’ho guardato ieri negli occhi per la prima volta. Non è un leader carismatico, è un signore sulla sessantina col volto scavato e gli occhi grandi e meravigliosamente sinceri, di quelli che non ti consentono di mentire, ché vieni sgamato subito.
Da ieri, e fino al 18 dicembre, in un angusto spazio espositivo nel centro storico di Ostuni espone le sue sculture in legno di ulivo. Ma lui non scolpisce davvero, non crea forme. Le svela, appunto. Che sia un “novello Michelangelo”, come sostiene una giovane e appassionata critica d’arte dolcissima e umana nella sua insicurezza, nel dirsi e dire “avrei voluto fare di più”, forse è dir troppo, ma rende benissimo l’idea. Tonino, con le sue sensibilità e umanità straordinarie, non fa altro che accorgersi delle forme contenute nei tronchi, nei rami dell’ulivo e le svela, le asseconda, le libera, dandogli più vita ancora e poi ancora di più. Nascono così “Follia”, “Pulcinella”, “Il bene e il male”, “Peccato originale”, un “Urlo” che la Natura, dice Tonino, aveva già disegnato molto prima di Munch.
“Io non so chi è Dio, ma per me Dio è la Natura”, dice. “Dio è un mazzo di fiori, con mille odori e mille colori”.
“La terra coce, tene la freve”, aveva detto. Gli ho chiesto cosa volesse dire: “Se vedo un albero pieno di mandorle che non vengono raccolte, ma lasciate cadere e marcire perchè gli stessi soldi li abbuschi diversamente e con meno fatica, è lì che la terra soffre. Coce, tene la freve”. Solo questo mi ha detto.
Niente ci vuole
4 Dicembre 2008
E quindi mo mi metto a riscrivere qualche cosa, perché certe volte ce n’è bisogno, ma soprattutto perché poi sennò perdo la mano. È passato tanto tempo dalla “Lettera alla mia terra”. Di mezzo c’è stato tutto e il contrario di tutto. La partecipazione (che è liberta? maddechè…) mi ha fagocitato e piano piano s’è presa buona parte delle mie giornate. Ti prende che nemmeno te ne accorgi, e sussulti e t’incazzi e sorridi e saluti e ti lagni e gioisci quando succede quello che volevi (quasi mai). Tenta di mangiarsi amicizie speciali, pasolini, ricerca, il negroni da pernacocchia, carmelo bene e otranto d’inverno, il ritratto di beckett di tullio pericoli che mi guarda appena mi sveglio e mi dice: “stamattina attento a non fare cazzate come al solito tuo”. E corri in macchina verso l’ennesima inutile riunione in cui sai che troverai qualche faccia di cazzo, apposta c’hai il cd di Miles Davis, per tenere la rotta, per ricordarti chi sei, che a dimenticarlo sai quanto ci vuole? Niente ci vuole.
Ma “la politica ti pesa”, mi dice spesso qualcuno con piglio accademico, e questo è il bello e pure il brutto di occuparsene. Solo un dubbio mi passa per la testa sti giorni: ma se uno s’è messo in testa un cappello bicorno, e gira per strada impettito con la mano nel cappotto marciando al passo dell’oca, glielo devo dire?
Aaah…”dov’è che siam rimasti a terra, Nutless”?