Niente ci vuole
4 Dicembre 2008
E quindi mo mi metto a riscrivere qualche cosa, perché certe volte ce n’è bisogno, ma soprattutto perché poi sennò perdo la mano. È passato tanto tempo dalla “Lettera alla mia terra”. Di mezzo c’è stato tutto e il contrario di tutto. La partecipazione (che è liberta? maddechè…) mi ha fagocitato e piano piano s’è presa buona parte delle mie giornate. Ti prende che nemmeno te ne accorgi, e sussulti e t’incazzi e sorridi e saluti e ti lagni e gioisci quando succede quello che volevi (quasi mai). Tenta di mangiarsi amicizie speciali, pasolini, ricerca, il negroni da pernacocchia, carmelo bene e otranto d’inverno, il ritratto di beckett di tullio pericoli che mi guarda appena mi sveglio e mi dice: “stamattina attento a non fare cazzate come al solito tuo”. E corri in macchina verso l’ennesima inutile riunione in cui sai che troverai qualche faccia di cazzo, apposta c’hai il cd di Miles Davis, per tenere la rotta, per ricordarti chi sei, che a dimenticarlo sai quanto ci vuole? Niente ci vuole.
Ma “la politica ti pesa”, mi dice spesso qualcuno con piglio accademico, e questo è il bello e pure il brutto di occuparsene. Solo un dubbio mi passa per la testa sti giorni: ma se uno s’è messo in testa un cappello bicorno, e gira per strada impettito con la mano nel cappotto marciando al passo dell’oca, glielo devo dire?
Aaah…”dov’è che siam rimasti a terra, Nutless”?