Coce, tene la fevre
7 Dicembre 2008
“Io non sono un artista, so’ nu poveru crist. Non sono né un poeta, né un cantante. Sono solo un tramite. Nessuno nella storia del mondo ha mai scoperto niente, ha solo svelato. E in un mondo migliore, in una società più giusta, io ci credo, ci credo perché esiste, ha solo bisogno di essere svelata”.
Tonino Zurlo. L’ho guardato ieri negli occhi per la prima volta. Non è un leader carismatico, è un signore sulla sessantina col volto scavato e gli occhi grandi e meravigliosamente sinceri, di quelli che non ti consentono di mentire, ché vieni sgamato subito.
Da ieri, e fino al 18 dicembre, in un angusto spazio espositivo nel centro storico di Ostuni espone le sue sculture in legno di ulivo. Ma lui non scolpisce davvero, non crea forme. Le svela, appunto. Che sia un “novello Michelangelo”, come sostiene una giovane e appassionata critica d’arte dolcissima e umana nella sua insicurezza, nel dirsi e dire “avrei voluto fare di più”, forse è dir troppo, ma rende benissimo l’idea. Tonino, con le sue sensibilità e umanità straordinarie, non fa altro che accorgersi delle forme contenute nei tronchi, nei rami dell’ulivo e le svela, le asseconda, le libera, dandogli più vita ancora e poi ancora di più. Nascono così “Follia”, “Pulcinella”, “Il bene e il male”, “Peccato originale”, un “Urlo” che la Natura, dice Tonino, aveva già disegnato molto prima di Munch.
“Io non so chi è Dio, ma per me Dio è la Natura”, dice. “Dio è un mazzo di fiori, con mille odori e mille colori”.
“La terra coce, tene la freve”, aveva detto. Gli ho chiesto cosa volesse dire: “Se vedo un albero pieno di mandorle che non vengono raccolte, ma lasciate cadere e marcire perchè gli stessi soldi li abbuschi diversamente e con meno fatica, è lì che la terra soffre. Coce, tene la freve”. Solo questo mi ha detto.
Caro tesoro è una bella descrizione, sarebbe bello renderci partecipi di quest’arte che si plasma sulla natura con la publicazione di qualche foto.